Dichiarazioni di fine anno

Ho iniziato a tenere questo blog più di un anno fa principalmente come spunto per spingermi a scrivere di tanto in tanto. Io che avrei voluto scrivere ma non avevo mai trovato una spinta tale da stanarmi dalla mia mortale pigrizia. Ora lo dico qui, Urbi et Orbi, io voglio scrivere. Almeno un libro. C’è bisogno di faccia tosta, di saper gettare il cuore oltre l’ostacolo, direttamente in un burrone se serve e quindi, fra le nebbie di un risveglio ancora in corso io mi affermo qui come "scrittore che non scrive", un bozzolone in attesa di mutarsi nell’essere dai colori cangianti, in uno "scrittore che scrive". Perché un uomo nella vita dovrebbe fare un figlio, piantare un albero e scrivere un libro. E da qualche parte bisognerà pure iniziare, no?

…caratteraccio

E’ mattina. Sono stanco. Un poco brillo. E sono incazzato.

Incazzato forse solo perchè ho un caratteraccio e mi incazzo facilmente, senza motivo.

Incazzato forse solo perchè è un modo per chiedermi "sei adatto a quello che stai facendo?".

Incazzato perchè fra tanta intelligenza trovi degli imbecilli, sfigati che non valgono un pelo del mio culo. Sempre rispettosamente parlando.

Epperò ieri è stata una giornata speciale. Particolare. Ne sono avvenute di cose, cose che a me forse non sembrano assurde essendo entrato in una certa logica ma che a chi le racconterò lo sembreranno… e mi guarderanno con occhi sgranati. O forse mi illudo. E’ stata una giornata lunga e credo di essermela cavata, non bene quanto avrei voluto ma comunque pare sia stato apprezzato da chi ha così tanto da insegnarmi.

Io non lo so che sarò, il problema è che quando riesco a cavarmela subentra il mio mantra "Ok, se volessi ce la farei. Ma io voglio?"

E’ mattina e io penso ancora alla gente incontrata (una piccolissima frazione) che val meno, molto meno, di un pelo del mio culo.
E scusate la finezza…

D’allargate prospettive e di scorpacciate filistee

Fra le lettere morte abbandono le mie parole al ritorno di una serata spesa fra filistei (nota: filisteo = non goliarda), con quel che ne consegue ovvero rientro ad ora umana ed in stato di semi sobrietà. Una serata tranquilla a casa di colei che spesso è chiamata "Mamma" per i suoi modi e che mi ha rifilato una borsa assolutamente apprezzatissima di cibarie e alcolici. E mi lascia sempre uno strano piacevole sapore rivedere Laura, che mi ritrovo sempre a ravanare nel solo unico pensiero, che forse non le ho detto o che lei magari ha dimenticato. Chi può dirlo (e chi cogliere ‘l’effettiva differenza?), che poi non avrei problema alcuno nel dire. Di quanto alla fine dell’estate dopo la quinta superiore, in un punto preciso che ricordo, dove stavo passeggiando o dove avevo parcheggiato (non mi sovviene or ora), in quel punto d’improvviso realizzai che la scusa che mi aveva permesso di vederla era sparita (e con scusa intendo la scuola) e che se non ne avessi trovata di gran carriera un’altra più non l’avrei rivista. Fu un momento di lucida disperazione. Come un cieco che ritrova la vista solo per vedere che gli hanno investito il cane. E pochi giorni dopo una sua omonima mi lasciò e quel che successe in seguito è storia (una storia sempre negata però). E quindi il mio mono-neuronale stato non mi permette di accarezzar che una sola sensazione: quella di piacevole stupore e indefinita gratitudine nei confronti del destino o forse nei suoi, che son anni i quali la polvere si mangia eppure eppure ancora ci si vede, ed ecco qui una vittoria sul Tempo e sulle sue correnti di deriva. Per poi magari tormentare il buon Paolo detto "Oliva" (per distinguerlo dall’altro, quello alto sparito nei sotterranei della FNAC). Tormentare per mezzo di chiacchiere, fra le quali estorcere confessioni da conservare con geloso senso del possesso, che è per me orgoglio riceverne. Che poi come gli dissi si passa spesso e volentieri le sere a chiacchierare eppur non ci chiameremmo mai così, una sera per fare due chiacchiere. Ed è poi questo strano ai miei occhi, strano fenomeno che si ritrova in mille e mille altre occasioni ma è discorso da riservarsi a diversa situazione anche solo perché la musica corre "But your head’s so far from the realness of truth" e questo è dannatamente vero al sesto piano dove ci son cose che accadono sol per gli occhi e le menti di me e Goliardolo (come è stato ribattezzato il mio coinquilino, un vil nano da giardino). Qui io coltivo un mio modo di vedere e di essere ma anche spendo molto tempo a pensare alle persone che hanno avuto un ruolo nella mia esistenza, nessuno viene dimenticato. Ed in particolare trovo piacere nel pensare a quelle persone che hanno allargato le mie prospettive. Persone come Gillus. Lui che la meschinità o l’invidia non sa che cosa siano spazza via quelle scuse dietro cui ci si nasconde, che certi difetti siano congeniti nell’umano esistere. Lui se ne sta lì a dimostrarti quanto tu possa essere migliore di quello che immaginavi. E’ lì per allargare i tuoi orizzonti, orizzonti che magari non riuscirai ad esplorare completamente ma di cui potrai goderti il panorama perlomeno. E la mia ricerca in questo periodo è volta proprio a questo: a rendermi conto di quante cose pensate impossibili siano possibili, quanto spesso ci si fa schiacciare dalle previsioni e dalle conclusioni che qualcun altro ha fatto. Cancella tutto. Esplora tu, capisci tu, decidi tu cosa è e cosa no. Non lasciare che sia la visione limitata di qualcun altro a limitare la tua.

Dei complimenti, il resto son schiocchezze

In questi giorni sono stato sempre sul punto di scrivere ma ho poi finito col concedere una pausa alla penna, ultimamente affaticata da continui post che nessuno legge più.

Ma una cosa che merita di essere detta c’è:
Venerdì, 15 Dicembre 2006, ore 9.45, aula magna del Politecnico di Torino, si è laureato "Il capo", "Il bestia", "L’arcano bevitore", "Rutto tonante". Lo si può chiamare in tanti modi, ma tanto avete capito di chi parlo. Spiace per la gente che a causa dello sciopero (poi parzialmente revocato) non è potuta venire e per Daniele, che lo studio l’ha strappato e portato in Svizzera, ma che ha preparato due splendidi cartelloni di laurea.

E non è stata una settimana leggera. Ormai divertirmi e sbevazzare è un impegno a tempo pieno. Lunedì a pranzo con Vale, mercoledì son venuti da me Alessandro e Luca. Il giorno dopo sveglia alle 8, per poi finire in goliardia la sera con il rientro alle cinque passate. Sveglia alle otto per andare alla laurea di Andrea (che dormiva da me), e conseguente festeggiamento alcolico tutto il giorno. E poi la sera si continua ovviamente, tutti da Mr. Gipson. E’ scontato che anche il giorno seguente, sabato, lo si passa a sbevazzare.

Di martedì con Alessandro e Luca si diceva, unaE non è stata una settimana leggera. Ormai divertirmi e sbevazzare è un impegno a tempo pieno. Lunedì a pranzo con Vale, martedì son venuti da me Alessandro e Luca. Una bottiglia di genepy, qualche litro di birra. Loro che usano il mio account msn per insultare i miei contatti (tra parentesi chiedo scusa a Laura, Antonella, Daniela e Federica). E poi tante chiacchiere sulla vita, fra chi partirà per l’Irlanda, un biglietto in tasca e il bisogno di scoprire, a chi andrà all’estero, non sa ancora dove ma sa già che un futuro ce l’ha. Due persone straordinarie. Due geni. E la cosa si esemplifica chiaramente quella notte: mentre dormo Luca prende una sedia e me l’appoggia sulla schiena, con delicatezza per non svegliarmi. Notate che Luca dormiva in uno di quei letti che si tirano fuori, più in basso di dove ero io e quindi era conscio di rischiare di riceve la sedia in testa qualora mi fossi rigirato. Ed io nella notte, imprigionato nel dormiveglia mi sono accorto di qualcosa, ho toccato con la mano ma la mia mente si rifiutava di accettare ciò che era. Perché vi renderete ben conto che la cosa non ha alcun senso. E questo è il bello. Perché la normalità va sempre sfidata. Chi mi sta attorno ultimamente è stato ammorbato dai miei mille aneddoti relativi alla goliardia; quello che mi ha colpito maggiormente sono le grandi burle che hanno architettato negli anni. Una per tutte: rubare una barca da pesca, avvicinarsi ad un incrociatore della marina degli stati uniti, salire dalla scaletta e dichiarare guerra in nome della goliardia italiana. Questo è un gesto, come tanti altri che non sto qui a raccontarvi, che non ha senso alcuno. Che avrebbe potuto portare pesanti conseguenze ed invece è stato solo un momento di gran divertimento ma che porta anche un significato in sè: a volte si può fare qualcosa che non risulta neanche pensabile, a volte basta provare. Osare. Ed è stato così anche per i più grandi successi economici se ci pensate. Le cose più grandi sono nate dall’aver visto una alternativa dove nessun altro la vede… trovare il coraggio di vivere.

Universiadi

Mi hanno preso per una collaborazione relativa al broadcasting. Non so altro di quello che dovrò fare… mmm dai questa volta potrei anche svolgerlo davvero il lavoro invece di divertirmi solo a farmi scegliere… vedremo… certo l’inizio è fissato lo stesso giorno in cui devo fare una presentazione ma suvvia…
 
E comunque per quanti non lo sapessero l’inno delle universiadi è il Guadeamus Igitur, studiatevelo ragazzi. Ah si, è in latino.
Lo trovate qui cantato & messo in mp3.