Che poi

Che poi è mai possibile che non sia mai riposato e lucido quando scrivo su questo blog? Che poi è possibile pensare che io abbia visto lucciole danzare intorno alla tua schiena nuda per poi avvizzire nell’ombra mentre tu te ne stavi lì a brillare fino ad esplodere dell’immobile euforia del tuo semplice esistere. E di quella magia ero parte pur sentendomene spettatore non pagante. Quanto tempo è passato, anni. Ma si fingono secoli.

Un anno?

Ieri un anno fa postavo il primo messaggio sul blog (quasi in coincidenza con Dario).
Ieri un anno fa iniziavo Krav-Maga.
Ieri tornavo alle quattro a casa, rinato come matricola della Goliardia.
Sacra vola del toson d’oro ovviamente.
Il mio nome goliardico?
Sarò un niubbo di merda fra i goliardi ma non fino al punto da rivelarlo….
 
Si vede che il 28 di Novembre è misticamente un giorno attivo per me.
 
Comunque dopo un anno di blog siamo a 5907 pagine visualizzate, faremo di meglio per l’anno prossimo? Visitate gente, visitate….
 
E per comunicarvi un pò di spirito goliardico cosa c’è di meglio del Gaudeamus Igitur?
 
Gaudeamus igitur juvenes dum sumus. [bis]
Post jucundam iuventutem
post molestam senectutem
nos habebit humus! [bis]
Vita nostra brevis est, brevi finietur, [bis]
venit mors velociter,
rapit nos atrociter,
nemini parcetur. [bis]
Ubi sunt qui ante nos in mundo fuere? [bis]
Vadite ad superos
transite ad inferos
hos si vis videre. [bis]
Vivat academia, vivant professores! [bis]
Vivat membrum quodlibet,
vivat membra quaelibet,
semper sint in flore. [bis]
Vivant omnes virgines faciles, formosae! [bis]
Vivant et mulieres
tenerae, amabiles,
bonae et laboriosae. [bis]
Vivat et respublica et qui illam regit! [bis]
Vivat nostra civitas,
maecenatum charitas,
quae nos hic protegit. [bis]
Pereat tristitia, pereant osores! [bis]
Pereat diabolus,
quivis antiburschius,
atque irrisores. [bis]
Quis confluxus hodie academicorum? [bis]
E longinquo convenerunt,
protinusque successerunt
in commune forum. [bis]
Alma Mater floreat quae nos educavit [bis]
caros et commilitones,
Dissitas in regiones
sparsos congregavit. [bis]

Dentro (prologo)

A me piace scrivere. Perché vuol dire esprimersi, perché è un rifugio. Perché mi piace l’esagerazione di parole quasi psichedeliche. La vita è sempre un po’ troppo color pastello. Chiara nel suo magnifico blog parla della sua tendenza ad essere tragica, credo di batterla nella visione oscura che riporto nel pezzo poco oltre, volutamente esagerato perché è nella disperazione più nera che si trovano le risposte a mio avviso. Quelli che conosco non pensino che questo sia il mio pensiero. Sono grato degli amici che ho, più di quanto meriti.

E poi, dopo averla sfuggita per una vita, la realtà mi colse. E non sto parlando dei piccoli segni cui avevo negato di prestare attenzione, certo che non me l’avrebbero restituita, sto parlando del solo singolo nocciolo di cui questi segni erano emanazione. Forse ero solo stanco di fuggire, forse mi ero accorto di non avere nulla da difendere ma in un momento di cedimento avevo, per l’appunto, ceduto come una vecchia diga. Avevo dovuto vedere, ammettere: ero solo, semplicemente e totalmente solo. Come abbandonato su una spiaggia, sbalzato fuori bordo dal relitto dell’adolescenza, confinato in quel limbo dove non ero. E c’erano molte cose che non ero; non ero più parte della mia famiglia, dello scartare i pacchi a Natale e della brioche scaldate al mattino, non ero ancora parte di una nuova famiglia che fossi stato io stesso ad originare. Non ero, non ero, aldilà di ogni desiderato appiglio più capace di fingere che gli amici che avevo attorno fossero più che ricordi sbiaditi. Vecchie foto, brindisi ad estati passate, incontri di figure dal nome cancellato. Rapporti nati sullo scambio, il bisogno, l’aiuto reciproco erano diventati orpelli e poc’altro.  Da birre passate di mano in mano a birre strette forte al proprio petto. Capii immediatamente dopo aver ceduto quanto importante fosse che io continuassi a reggere. Dovetti forzatamente arretrare fino a sentire il terreno mancarmi sotto i piedi e, vinto dalla gravità, cadere. Infinitamente cadere. Cadere dentro me fino a perdermi nelle contorsioni del mio ego.

Laggiù. Oltre la fine dovetti concedere l’ennesima ammissione: si trattava di un nuovo obbligato inizio perchè il debole desiderio di un termine non era in grado di avere la meglio sull’atavico istinto di continuare ad esistare, strisciare dalla causa di morte attuale alla prossima. E così mi apprestai alla mia nuova vita. Dentro.

Parentesi

Inciampo in un vecchio berretto, gioco con quel che ero. Amoreggio con quella lunga parentesi. Per anni ero così berretto & birra. E un sacco di sogni annegati nell’alcol… oggi gioco ad indossare ciò che mi piace ricordare di allora.

Like a rolling stone

Appena rientrato in casa. E me ne sto lì a pensare che appena un grammo in più di voglia e tornerei in strada. A vagare, credo, ma mi manca una meta. Mi manca un desiderio. In questi momenti chiudo gli occhi e mi sembra meno inaccettabile l’idea che un giorno tutto avrà fine.

How does it feel

Ma invece rimango qui. E che silenzio.

To be on your own

Una volta mi tormentava ciò che avevo perduto, le persone più che altro. Soffrivo davvero. Ed io ero quel dolore. Ora mi tormenta aver perso quella mia capacità di perdere. E sto qui a migliorarmi, a lavorare su tanti dettagli. E cambiare come non pensavo fossi capace. E nel cercare di inquadrare quel quadro generale, badando a non perdere di vista la prospettiva ho finito di dimenticarmi di ciò che davvero contava. La radice. I miei valori. Non sono una persona straordinaria. A questo punto io che distribuisco con sfacciata faciloneria i miei consigli mi direi semplicemente, allora cambia. Mi trovo costretto ad annuire, schiaffeggiato dalla mia stessa profondissima saggezza…

With no direction home

Sono più forte. Ma come sono implacabile nel giudicare gli altri lo sono con me, e mi dico che non sono ancora abbastanza forte. Ricacciando indietro il dubbio che sia quella forza a estraniarmi. Ho sempre amato pensare di essere capace di isolarmi da chi mi stava attorno per chiuderemi in me stesso a riflettere ma ora fra queste mura multicolori non ho bisogno di sforzarmi. Il mio respiro e il battito dell’orologio sono lì a ricordarmi che qui ho da confrontarmi con me, a muso duro. Più vecchio, quando cogli una ruga su un tuo ideale dovresti ringraziare di averla notata. E non rattristarti per i tuoi errori passati. Il silenzio continua ad accarezzarmi, a non concedermi tregua. Non c’è riparo dal suo sguardo indagatore.

Like a complete unknown
Like a rolling stone

mi piace l’immagine. Una pietra che rotola per la strada. Così lontana da tutto quanto le sta intorno.

E non importerà a nessuno che oggi abbiamo vinto la partita, dei miei goal, dei miei interventi in copertura.
Dovrò avere la forza di sopportare anche questo.

E pensare che stamattina mi sentivo quasi un bonzo mentre mi godevo il calore del sole e la mia nuova capigliatura.
E’ che solo sapessi dove andare questa sera, domani, che desiderare.