Massi’ in fondo è estate

L’estate, prima o poi, ti trova. Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua… le parole del molleggiato rantolano fuori dall’autoradio, con una pigrizia che s’intona alla perfezione a queste calde giornate. Dicono che il cane assomiglia al padrone, non so se sia vero ma spero ardentemente che la macchina non sia specchio del proprietario. La mia è diventata un porcile. Davvero. C’è del vomito sul lato interno di una portiera e dopo accurate indagini, bè non so chi sia il colpevole. Se apri il bagagliaio… bè addio…
ormai c’è solo una persona in grado di insegnarmi qualcosa in fatto di disordine ed è uno dei membri della spedizione di questa estate perchè dopo un esame criminalmente posto al 25 di luglio eccomi qui in attesa di partire. In attesa solo di questo e null’altro.

E’ proprio vero, la vita prima della morte esiste…basta andarsela a
prendere. Non so se in futuro con l’e-commerce te la porteranno a casa
ma per il momento devi ancora muovere il culo. Ma non e’ mai lontana.

Vorrei aver scritto io queste frasi ma così non è, mi limito a condividerle. Io, Daniele, Claudio, Andrea e assai improbabilmente Laso. Ecco i prescelti. Programmazione poca per ora. Partiremo il due o il tre. Se ci si riesce. Destinazione Salou. Campeggio? Vedremo sul posto? Partire di sera, di notte, di giorno? Chi lo sa. Con che macchina? Magari puoi dirmelo tu. Insomma gli ingredienti ci sono, per la ricetta si improvvisa, ci si adatta alla cucina che si trova.

Voglia di partire… forse perchè è un pò morire, dimenticarsi, abbandonare la solita vita consunta, nota, sempre meno capace di sorprenderti per risvegliarsi in una bolla di sapone. Nuova di pacca.

Che voglia di partire…

Poi forse è tutto qui

Sono stato preso dal caldo, gli esami e soprattutto da Moonbiter.net e così ho trascurato un poco il blog, fedele compagno dell’inverno

Poi forse è tutto qui. Ammettiamolo. Siamo solo umani.
Solo umani no? Una sorta di curiose bestie che hanno deciso di usare delle pietre
per rompere le noci invece della propria testa. E da lì poi ci siamo fatti prendere un pò la mano.
Siamo delle bestie, carne, ossa e tendini abbandonati su questa terra materiale, bagnata da acque salate,
bruciata da una palla di fuoco. Sa di rustico non trovate? Qualche pianta qua e là ad abbellire, qualcuna
che se la mangi, bè scampi ancora un giorno alla fame, qualcun’altra che se la mangi, bè smetti di campare. E così fra tentativi andati a buon fine e fatali indigestioni di amanite muscarie eccoci qui. Solo che nel frattempo si è perso questo contatto con l’essere bestie fatte di sangue ed un pò di organi ammucchiati alla bell’e meglio. Io almeno questo sentore l’ho perso. Questo legame non riesco più a coglierlo. Non mi avverto attore, fisicamente presente in questa terra, quanto più un etereo osservatore o se volete una sorta di fantasma. Coltivo giudizi e rimpianti da affezionato spettatore. Rimpiango la vita dei miei genitori, le grandi case di campagne, i giardini, i muri intonacati di bianco, i pollai "che una volta erano lì". Commuoversi davanti all’ufficio di un nonno che non ho mai conosciuto. Un ufficio che è rimasto lì. Ci passavo di fronte da bambino e mi interrogavo. Mi capitò dopo anni di insistenti richieste di entrare per un breve (e attentamente supervisionato) giro di ispezione. Ne uscii più curioso di prima e per questo allungavo di un poco il mio eternamente ripetuto giro in bicicletta per il cortile in modo da passarci davanti, come a raccogliere una sorta di benedizione. Da fuori non riuscivo a vedere niente perchè una sorta di pellicola copriva i vetri. Ma il tempo, che qualcuno avrà ormai scoperto essere il mio grande nemico, nemmeno di quelle pellicole ha avuto rispetto e forte della pazienza che a me manca a poco a poco le ha intaccate fino a che ora, scrostatesi, vengono meno al loro compito denundando i cappelli e le sciabole portate dall’Africa, il guscio di una vecchia tartaruga, il tavolo da disegno, gli atlanti e le mappe. Il santuario di un uomo che ha conosciuto la fatica, il sacrificio, ha desiderato e saputo ottenere. Un uomo di cui porto il sangue, un uomo che non ho potuto conoscere e di cui rimangono le foto, i rimpianti, le storie di una vita avventurosa ed un vecchio studio. Ed io mi trovo a vivere in un mondo di inizio novecento fra la fame, la voglia di costruire qualcosa, l’energia e la certezza di un futuro migliore. Rifuggo il mio presente, la mia continua sensazione di aver passato l’età dell’oro, la mia sindrome da quotidiana strage di Superga, la certezza di aver perduto quanto non si potrà mai più recuperare. Ho le storie di uomini che hanno riconquistato il perduto, riniziato, e a volte sembra non bastarmi perchè pur essendo vero che mentre la barba incominciava ad incorniciare il mio volto il mio carattere mutava ormai porto in me l’affetto estremamente forte per il mondo della riflessione e del rimpianto, al quale torno, al quale appartengo e che è in fondo l’unico luogo della mia infanzia. E’ come se non fosse il mio tempo, come se avessi già vissuto, o non mi interessasse farlo.

Questo da un lato apre anche possibilità che ritengo più che interessanti perchè mi permette di guardare alla vita come un gioco, che so già di perdere, che gioco distrattamente mentre osservo il passato. Come ebbi modo di leggere "non prendere la vita troppo seriamente, comunque vada non ne uscirai mai vivo". Ho la netta sensazione che nella lingua originale suonasse meglio.

Germania ed Italia

Io amo la Germania. Quando ci sono stato mi sono trovato davvero bene, ho incontrato persone di una gentilezza quasi sorprendente. Mi piace la loro cultura, e anche il loro modo di bere, così diverso da quello degli inglesi che pensano solo a ridursi a esseri striscianti. Nelle loro birrerie ci sono intere famiglie a divertirsi, a cantare.

Però.

Però in questi giorni dapprima "Der Spiegel" ha pubblicato un bell’articolo in cui hanno deciso di offenderci. Alcune accuse mosseci bè, sono vere, in parte. Certo c’è modo e modo, parafrasando Gramellini, i tedeschi non dovrebbero provare a fare gli spiritosi, non è da loro e i risultati sono aberranti, più che spiritosi sembrano razzisti (e questa si, è una cosa che gli riesce bene).

Poi le polemiche sui nostri giocatori, dei buttatori viscidi come tutti noi. L’accusa di aver sollecitato noi la FIFA a squalificare Frings. A parte il fatto che se Frings tira un cazzotto a qualcuno dovrebbe essere squalificato e basta. A parte il fatto che la nostra federazione non ha contattato in proposito la FIFA rimane sempre l’impressione che questi tedeschi abbiano avuta una caduta di stile, insomma sono diventati peggio di noi, ed è qualcosa che non mi sarei aspettato.

E’ dura uscire dal mondiale in casa propria e mi dispiace per i "crucchi", spero che dimenticheremo questa parentesi.

Arrivederci a Monaco di Baviera, prossimamente!

Questo è il primo post che esce sia su Moonbiter.net che qui