Lavandino

Avrei voluto affogare nel mio lavandino, mille e mille volte ancora. Avrei voluto affogare nel mio lavandino mentre crescevo con il nulla accanto a me, avrei voluto affogare quando alzando lo sguardo mi vedevo solo nello specchio. Cadere dalle scale all’inizio della ricreazione, esplodere in mille pezzi durante i fuochi d’artificio. E l’avrai dato un morso alla mela avvelenata se avesse posto fine a questa fiaba di cartapesta. Ed invece mi ritrovo qui ad incidere tacche per ogni anno trascorso, per ogni giorno in cui ho galleggiato fra paura, apatia ed ipocrisia. In un mare in cui non so nuotare e non mi riesce di affogare. La stasi mi ha atrofizzato i sogni e la voglia di vivere. Troppo tenace per riuscire a mentirmi, troppo debole per riuscire a vivere, troppo umano per squarciare le menzogne e lanciarmi nel deserto che sta oltre, lontano dagli attori di questo baraccone. Affogato in un lavandino.

I migliori sono i primi che se ne vanno.

I peggiori sono gli ultimi a laurearsi.

Ma alla fine viene perfino il loro turno…

Comunque su una sessantina abbondante di laureati neanche un 110 e lode e solo un 110, per fortuna Ingegneria è ancora una laurea seria…

Contro ogni previsione…

…sono sopravvissuto. Almeno quasi. Ok, di solito mi limito a postare riflessioni astratte e concludenti, la vita reale, quella la lascio agli altri però in questo caso volevo rassicurare (oppure deludere) quanti fossero interessati alla mia sopravvivenza (o al suo opposto). E così sabato sera eravamo davanti all’idroscalo per il concerto dei Guns N’ Roses della sera seguente. Appena arrivati due altoatesini a cui diamo uno strappo ci dicono che sono stati dati via quel giorno i braccialetti per entrare nel pit, la zona sotto al palco. Io e il mio compare non ci facciamo prendere dallo sconforto e ci prepariamo ad una seratona. Finiamo ubriachi marci per conoscere della gente di Alassio e altri alto-atesini scambiandoci numeri di telefono e giurandoci amicizia eterna nel nome dei guns. Verso le due alla voce che qualcuno sia già in coda per i braccialetti (ma allora li daranno domani mattina!) ci piazziamo davanti ai cancelli. Il socio dormicchia qualcosa io passo la notte passando fra un falò lì vicino e la mia postazione. Sette ore di attesa perchè aprano i cancelli ma fino alle sette le persone sono poche centinaia a fronte di 2000-3000 posti per il pit. Quando iniziano a fare entrare la gente è il delirio ma noi ovviamente siamo dentro, braccialettino rosso di carta e via, il passaporto per l’inferno è assicurato. Si ascolta qualcuno dei primi gruppi (siamo al Gods Of Metal, esibizione di 8 gruppi metal a me sconosciuti poi Korn ed infine Guns N’ Roses). Si passa il resto del pomeriggio all’idroscalo. Si rientra in serata nella zona concerti e ci si fa largo fino al pit, si deve poi uscire per sosta tecnica e rientrare nel pit passando avanti a decine di migliaia di persone che premono non è sempliccisimo. Ma quando i Korn sono alla terza canzone noi siamo di nuovo dentro. Vedo uno dei tipi che ci aveva detto che i bracciali fossero già stati dati proprio lì davanti all’ingresso del pit. Due file di transenne dividono il pit dal resto, e fra le transenne un uomo della security ogni tre metri. Ci si sente barricati con gli esclusi che cercano come dannati di raggiungerci e la security col ruolo del mastino a rispedirli indietro. Comunque straordinaria esibizione dei Korn che trasmettono un’energia pazzesca al pubblico che in buona parte non conosce le loro canzoni ma che si fa coinvolgere. Dopo la loro esibizione un’ora per preparare il palco e poi i Guns. Durante le prime canzoni la spinta di chi sta dietro è intollerabile, noi approfittiamo del pogo e finiamo nelle prime file, a un punto c’erano solo due persone fra me ed Axl Rose. Sul finire scoppia qualche rissa, degenerazione del pogo e alla fine mi ritrovo ad aver smarrito i documenti. Quarantottore senza chiudere occhio, bevendo, fumando e gridando come dannati. Cazzo, chi l’avrebbe detto che ne sarei uscito vivo?