SPECIALE

Non sono speciale.
Non sono una sorta di divinità.
Sono una forma di vita.
Simile ad un insetto.
Come una scimmia, inseguo la mia banana
che si chiama "raggiungimento di traguardi sociali e materiali".
Che squallore.
Non mi getterei una nocciolina,
non mi concederei uno sguardo.


Giugno pare

Uh!!!

Mi hai cercato fino qui, sono ancora un pò stonato

Sto oscillando su un’amaca fra orizzonti e vertici

Resta. Bella canzone dei Litfiba. Ed è un pò così, no? Ad oscillare fra l’estate, gli esami, gli interessi, il nuovo sito. Sembra non esserci spazio per preoccuparsi del futuro. Il futuro è un pò sparito dal mio orizzonte. Insomma un problema che non si pone. Dove vado?

Mi hai legato in una scatola col corpo da Scorpione, non posso stare

Come dicevo "Resta" è proprio una gran bella canzone. Solo che devo coniugare il "restare quello che sono ed amo essere" con i cambiamente. Insomma più attivo, più energia. Orizzonti, dove vi siete nascosti?

P.S. la prossima volta cercherò di essere sobrio quando scrivo. Ma non ve lo garantisco


Ritorno ai sedici

Quando vedo la pubblicità de "Il tempo delle mele" mi viene voglia di avere sedici anni e lanciarmi nelle prime esperienze con le ragazze, fare il sesso più imbranato possibile. Ho questa voglia malata di tornare indietro, perchè le cose la prima volta hanno quel sapore così forte e perchè non si può. Forse è solo che è stupido e facile desiderare ciò che non puoi avere, ti togli dall’imbarazzo di dover provare ad ottenerlo.

Chissà per queste vacanze, le prime da un paio di volte da libero, senza guinzaglio. E’ ovvio che c’è un pò di malinconia. Perchè per quanto ami la mia libertà l’avere un rapporto maschera un pò quella solitudine che ci portiamo appresso comunque e perchè quest’idea delle vacanze con i soliti balordi mi riporta alle spiagge di Biot e a cinque o sei anni fa. Se non di più. E come al solito si tratta di raccogliere le proprie energie, accantonare i pensieri, e ripartire. Ho valutato se andare in vacanza o ritirarmi da questo progetto e alla fine mi sono detto che per quanto ci siano dei motivi per cui le cose possono non funzionare (fra queste il mio scarso amore per il mare) ho voglia di esserci, di godermi quest’avventura. E poi ragazzi, insomma, come ci si potrebbe divertire senza di me? (Ok velo pietoso sulle risposte che mi meriterei). Let’s go guys. Gonna do some rock n’ roll.


Abbandono (prologo)

Nell’attesa che attivino il nuovo sito Internet che ho deciso di regalarmi vi getto in pasto il prologo di un racconto, un uomo che deve abbandonare sè stesso, le proprie ceneri… poco allegro…

Il tramonto stava per porre fine ad una giornata di lavoro nei campi. Il contadino iniziò il ritorno verso casa, scavalcata la collina comparve la sua casa, il rassicurante filo di fumo si levava dal camino. Un pasto caldo l’aspettava. Si avvicinò con passo un poco più svelto; la fame stringeva lo stomaco. Notò che la porta era socchiusa quando si trovava ad una decina di metri. Strano. Sua moglie era un poco distratta ultimamente, d’altra parte si stava abituando ora alla vita da sposa, ai ritmi imposti dal gestire una casa, le si poteva perdonare un poco di sbadataggine. Arrivato sul patio non sentì il familiare odore di stufato, l’unico piatto che la sua signora fosse capace di cucinare. Fu allora che il tempo si fermò. Dalla cucina proveniva, lontano, un grugnito. "Baldracca". Una voce sconosciuta. Una voce estranea nell’intimitò della sua casa. Pochi passi ancora. Lenti. Ormai aveva capito che quelli erano i passi che separavano la sua vita di sempre dal baratro. Scorse un uomo in piedi, rideva in maniera sguaiata. Sferrò un calcio ad una figura che il contadino non riusciva a vedere. Frastornato fece ancora un passo. Fino a riconoscere la figura. L’uomo che le stava sopra fece per rialzarsi, combattendo con le proprie braghe. Fece per portare la mano al coltello che portava alla cintura.

Morte. Penso per un attimo all’idea di cancellare tutto, rimanendo immobile, aspettando che l’uomo che aveva fatto irruzione nella sua casa lo uccidesse. Morte. Poteva essere l’unica risposta, ma non la propria. Teneva in mano la falce che usava ogni giorno nei campi. Non ricordava di averla impugnata. L’altro uomo stava per inciampare, visibilmente ubriaco, quando la falce gli penetrò nel petto. Molte volte. Fino a che il contadino si voltò, senza mai voltarsi indietro, diede fuoco alla casa e se ne andò.


Tarli

Cosa mai puoi cercare fra le vecchie foto di un album. Sembra sgorgare una felicità assoluta, mai esistita. Sorrisi e sorrisi. Sorrisi che rivelano il loro lato macabro se consideri il fatto che le persone ritratte sono, per la metà, polvere, spazzati via. Che avranno da sorridere poi? Per l’altra metà non sapresti più dire che ne sia stato di loro, un secolo buono che non se ne ha notizia. Vi è poi quella parte di persone a cui non sapresti assocciare neanche un nome, per quella parte in cui un nome ce l’hai non puoi che fare l’impietoso confronto fra quello che erano e quello che ora sono. E’ un continuo decadere, la vita è solo la sensazione di stare perdendo ciò che non si è riusciti nemmeno ad assaporare.


Lavandino

Avrei voluto affogare nel mio lavandino, mille e mille volte ancora. Avrei voluto affogare nel mio lavandino mentre crescevo con il nulla accanto a me, avrei voluto affogare quando alzando lo sguardo mi vedevo solo nello specchio. Cadere dalle scale all’inizio della ricreazione, esplodere in mille pezzi durante i fuochi d’artificio. E l’avrai dato un morso alla mela avvelenata se avesse posto fine a questa fiaba di cartapesta. Ed invece mi ritrovo qui ad incidere tacche per ogni anno trascorso, per ogni giorno in cui ho galleggiato fra paura, apatia ed ipocrisia. In un mare in cui non so nuotare e non mi riesce di affogare. La stasi mi ha atrofizzato i sogni e la voglia di vivere. Troppo tenace per riuscire a mentirmi, troppo debole per riuscire a vivere, troppo umano per squarciare le menzogne e lanciarmi nel deserto che sta oltre, lontano dagli attori di questo baraccone. Affogato in un lavandino.


I migliori sono i primi che se ne vanno.

I peggiori sono gli ultimi a laurearsi.

Ma alla fine viene perfino il loro turno…

Comunque su una sessantina abbondante di laureati neanche un 110 e lode e solo un 110, per fortuna Ingegneria è ancora una laurea seria…


Contro ogni previsione…

…sono sopravvissuto. Almeno quasi. Ok, di solito mi limito a postare riflessioni astratte e concludenti, la vita reale, quella la lascio agli altri però in questo caso volevo rassicurare (oppure deludere) quanti fossero interessati alla mia sopravvivenza (o al suo opposto). E così sabato sera eravamo davanti all’idroscalo per il concerto dei Guns N’ Roses della sera seguente. Appena arrivati due altoatesini a cui diamo uno strappo ci dicono che sono stati dati via quel giorno i braccialetti per entrare nel pit, la zona sotto al palco. Io e il mio compare non ci facciamo prendere dallo sconforto e ci prepariamo ad una seratona. Finiamo ubriachi marci per conoscere della gente di Alassio e altri alto-atesini scambiandoci numeri di telefono e giurandoci amicizia eterna nel nome dei guns. Verso le due alla voce che qualcuno sia già in coda per i braccialetti (ma allora li daranno domani mattina!) ci piazziamo davanti ai cancelli. Il socio dormicchia qualcosa io passo la notte passando fra un falò lì vicino e la mia postazione. Sette ore di attesa perchè aprano i cancelli ma fino alle sette le persone sono poche centinaia a fronte di 2000-3000 posti per il pit. Quando iniziano a fare entrare la gente è il delirio ma noi ovviamente siamo dentro, braccialettino rosso di carta e via, il passaporto per l’inferno è assicurato. Si ascolta qualcuno dei primi gruppi (siamo al Gods Of Metal, esibizione di 8 gruppi metal a me sconosciuti poi Korn ed infine Guns N’ Roses). Si passa il resto del pomeriggio all’idroscalo. Si rientra in serata nella zona concerti e ci si fa largo fino al pit, si deve poi uscire per sosta tecnica e rientrare nel pit passando avanti a decine di migliaia di persone che premono non è sempliccisimo. Ma quando i Korn sono alla terza canzone noi siamo di nuovo dentro. Vedo uno dei tipi che ci aveva detto che i bracciali fossero già stati dati proprio lì davanti all’ingresso del pit. Due file di transenne dividono il pit dal resto, e fra le transenne un uomo della security ogni tre metri. Ci si sente barricati con gli esclusi che cercano come dannati di raggiungerci e la security col ruolo del mastino a rispedirli indietro. Comunque straordinaria esibizione dei Korn che trasmettono un’energia pazzesca al pubblico che in buona parte non conosce le loro canzoni ma che si fa coinvolgere. Dopo la loro esibizione un’ora per preparare il palco e poi i Guns. Durante le prime canzoni la spinta di chi sta dietro è intollerabile, noi approfittiamo del pogo e finiamo nelle prime file, a un punto c’erano solo due persone fra me ed Axl Rose. Sul finire scoppia qualche rissa, degenerazione del pogo e alla fine mi ritrovo ad aver smarrito i documenti. Quarantottore senza chiudere occhio, bevendo, fumando e gridando come dannati. Cazzo, chi l’avrebbe detto che ne sarei uscito vivo?