Rock n’ roll a Pogliola (Mondovì)

Grandi.
Grandi i miei compagni di viaggio.
Grande il gruppo.

Questa volta i soliti Bloodyguns addicted (io & kasta)
lavorano per far immergere qualcun’altro nell’Onda rock fortemente
anomala che si sta per abbattere sul nostro venerdì sera. Nico
purtroppo ha un impegno, uno dei pochi per cui si potrebbe saltare
quest’esperienza; contiamo su di lui per la prossima volta. La sorpresa è il
buon vecchio Claudio (o Mitch, o Asso o qualsiasi altro soprannome
affibiatogli e poi mai utilizzato). La strategia è la solita: fare
scorta d’alcol e buttarsi per le statali al fine di allungare
l’emozione del viaggio e diminuire il numero di banconote che
abbandonano i nostri portafogli. Seguendo le indicazioni di viamichelin
ci vorrebbe un’oretta e mezza, sappiamo che il concerto dovrebbe
iniziare per le 22:30. Vista l’esperienza in materia si opta per essere
lì una mezz’oretta prima per scaldare i motori (si, esatto, iniziare a
bere) e si aggiunge una mezz’oretta perchè alla fine, cazzo, ci si
perde sempre in ‘sti posti inculati. Dovremmo quindi partire per le
20:00. Ci sono però dei casini colla birra: noi pretendiamo la birra
Lager del GS, una birra altamente bevibile e con un prezzo che spazza
via tutte le altre: 35 cents a latta da mezzo litro, cioè 0,70 euro al
litro. Una birra che va a ruba e dobbiamo girare un pò di supermercati
per trovarla, risultato si mangia un pò più tardi e iniziamo a
sbevazzare a casa (un litrozzo a testa giusto per gradire). Partiamo
per le 21:00. "Zero para raga, si recupera" sparo ottimisticamente
pigiando sull’acceleratore. E allora via verso c.so IV Novembre, c.so
Cosenza, svolta in c.so Trieste direzione Moncalieri.

IMMENSO DOLORE COME PUO’ ESSERE SUCCESSO!!!! SOFFRO, TERRIBILMENTE SOFFRO!!!


Fanculo. Non scrivo mai in caratteri "epocali" ma
quello che vi sto per raccontare lo merita. Dopo una ventina di minuti
nel traffico di Torino ci diciamo "cazzo, è l’ora di un’altra birra,
no?"

Eh già.

Ma….

non è che la birra è rimasta a casa?

Panico. Ognuno pensa che gli altri scherzino. Ormai siamo
praticamente
in tangenziale e fare inversione è un casino. Il tempo stringe e ci
rendiamo
conto che non potremmo mai tornare indietro a prendere la birra e
farcela in tempo. Panico, panico. Immenso panico. La tensione si
accumula. Kasta propone "pausa siga" (a questi concerti BISOGNA fumare
e quindi abbiamo acquistato il nostro buon pacchetto di Lucky Strike).
C’è anche un bar a cui chiediamo quanto fa una lattina o una "buta" da
portar via. "Sono due euro e cinquanta la lattina da 33 cl di Moretti"
ci dicono. E non accettano
i ticket. Educatamente evitiamo di bruciargli il locale e ce ne
andiamo. E poi via, via verso quel luogo ameno in base alle indicazioni
scarabocchiate sul foglio (per inciso è nostra buona abitudine buttar
giù solo e sempre le indicazioni per l’andata, al ritorno si improvvisa
sempre). Ci si sperdicchia un attimo. Poi una bella pausa "per cambiar
l’acqua al pipistrello" come direbbe il buon Luca e ci si accorge che
si, è proprio una lastra di ghiaccio quella su cui ho parcheggiato. Un
paio di imprecazioni e una spintarella da parte dei volenterosi
passeggeri e si è di nuovo in strada. Da Mondovì in
poi la strada è scelta con il fiuto, la fantasia, il sorteggio. Pensate
che esistano indicazioni per Munie, località di frazione Pogliola?
Illusi. Cmq si parcheggia per le 22:40 circa. Ci si scassa al goccio
quello che avanza di una bottiglia di Sambuca e ci si dirige correndo
verso l’entrata del Moby Dick, teatro dell’esibizione epocale che ci
aspetta. Si ordina una "Harp super" (farà tanti grandi, no?), si fuma
una siga, si fanno due chiacchere col barista e si scopre che prima di
un’oretta il concerto non inizia. Fanculo. Vabbè, facciamo due
chiacchere con qualcuno dei membri del gruppo. Prima disquisiamo di
musica con il cantante, alias Micheal Sex, e poi con la splendida
corista
Sybil (o anche Paola). Si parla di vecchi concerti, delle nuovi canzoni
dei Guns, di quanto sia impegnativo portare avanti il progetto
Bloodyguns e il tempo vola. Via via arrivano Crash, Reef, Loud e gli
altri.
Lo spazio è ridotto, la gente riempie il locale. Tutti ammassati
attorno al gruppo (e il nostro tavolo è di fianco al gruppo, tipo 30
cm). Gran ressa. Ci si scalda. Si salta e si canta a squarciagola ogni
canzone. Si beve un’altra Harp Super, in fretta che c’è da continuare a
far macello. Si inneggia ai bloodyguns, ci si spella le mani alla fine
di ogni canzone. E il concerto scivola via. I complimenti al gruppo e
si esce alla ricerca di un pò d’aria. In tempo zero inizio a sentire
qualcosa che non va. Fuori Claudio si propone come autista: "se ci
fermano i caramba riuscirei a camminare in linea retta" e si esibisce
in una barcollante camminata. Lo imito. No?

No.

Craniata contro un palo di legno. Porto i segni della contusione
stampati in faccia. Sarà il cambio di temperatura, sarà quello che
volete ma non sto proprio un fiore. Mi caricano in macchina e si
dirigono a Torino. Claudio con un benzina sotto mano dopo tanto tempo
si scatena. 160 all’ora per le statali e via verso la grande città. A
torino mi scaricano e si dirigono alla macchina del buon vecchio Mitch.
Io barcollo fino a casa (e non so come), decido di dormire qui. Per me
Buttigliera si trova ad un miliardo di incidenti mortali da qui.
Troppi, cazzo. Il giorno dopo ci vuole molto tempo per recuperare
l’andatura retta e sotto un bel sole dirigersi, con la faccia mezza
sfregiata e la giacca ornata di vomito, verso la macchina. Che pace. Chi
se ne frega della gente che mi guarda. Si fottano. Poi una giornata
passata sul divano. Sono stato davvero male e a chiedermi perchè? A
volte bevo come un ossesso e niente, a volte basta agitarsi e un pò di
freddo e si finisce così. La sera me ne fotto ed esco. Insomma, a me
chi m’ammazza?

Ragazzi che serata. Io questo voglio. Ripescare i vecchi amici e i più
scapestrati fra i nuovi, caricarli in macchina e lanciarsi verso una
metà, un’avventura. Avvenimenti cazzo. Di quelli che se stai al tavolo
del pub e disquisire di certe stronzate, bè, li perdi, no? Datemi
qualcuno disposto a seguirmi senza rotture di cazzo e infiltrati
imbonitori. Il mio fegato vi odierà ma io sarò contento.

E sul tema un giorno di questi esporrò il "Teorema del televisore".

Evoluzioni temporali feliciosamente impreviste

Oggi ho guardo un film, "Ricordati di me", di Muccino. Non pensate che
io sia un appassionato di questo autore o di questo genere di registi.
Per "questo genere di registi" intendo quelli che io classifico come
"intelletualoidi", così convinti di essere speciali e così simili fra
di loro. Ma non è questo il punto. Uno dei film di questa serie lo
avevo visto anni fa. Un mio amico, Claudio, diceva che assomigliavo al
protagonista. Ma lui all’epoca assomigliava a Kurt Cobain per farvi
capire quanto tempo è passato. E allora mi ci ritrovavo di più in quei
personaggi, così spaventosamente insicuri. Forse mi ci ritrovavo anche
perchè la preoccupazione maggiore del protagonista era… ecco…
insomma… l’abbiamo un pò avuta tutti noi maschietti questo
"obbiettivo". Fa parte di un passaggio no? Comunque non mi dispiace
ripensare a quanto sono cambiato, quanto mi sento meglio con me stesso.
Forse non sembra ma provo sempre a lavorare su di me per cercare di
migliorarmi. Certo alcuni difetti non ci penso neanche a perderli se no
poi non sarei il buon vecchio Fede, e voi come fareste? Sempre
guardando il film (ed in particolare il comportamento della ragazza che
per entrare nel mondo dello spettacolo tradisce l’amica e inizia a
tarda un pò come il pane) ho anche pensato ad un altra cosa su cui ho
cambiato un pò il mio modo di vedere, e ne sono felice: sono le scelte
morali e il loro prezzo. Mi spiego: ho sempre ritenuto di avere dei
valori sui quali non transigo. Anche piccole cose, intendo. Questo un
tempo come adesso; la differenza è che un tempo pur facendo certe
scelte mi ritrovavo, nel profondo, a masticare amaro immaginando quanto
chi non condividesse i miei scrupoli potesse avvantaggiarsi
indebitamente rispetto a me. Un piccolo esempio: la mia scelta di non
copiare mai, per nessun motivo, ad un esame. Una scelta che ho portato
avanti ma quanta rabbia quando mi accorgevo di quante persone mi
passassero avanti per aver usato questo mezzo, quanta rabbia nel
rendermi conto che certi esami TUTTI (e con tutti intendo una
maggioranza talmente grande dall’essere vicina alla totalità) li
passavano in questo mondo con la conseguenza che tale esame veniva poi
inasprito (e già, quando si vede che un esame lo passano tutti vuol
dire che è troppo facile, no?). Oppure più piccolino mi arrabbiavo per
uno dei motivi più classici: la profonda convinzione che se non mi
piovevano donne addosso era perchè non ero uno "stronzo". Oggi quando
faccio una scelta di tipo morale conscio che questa possa avere un
prezzo la faccio con meno rabbia, guardo più a me stesso, a quanto mi
piaccia essere chi ho scelto di essere e non quanto qualcun’altro
otterrà più di me. E mi sento un pò più in pace con il mondo. Comunque
è bello essere una persona orribile perchè puoi sempre migliorare ed
esserne contento.

Pioggia, come sempre

E ancora cade; ed io qui ad osservarla, a parlarle: pioggia lava via i
miei pensieri, continua a cancellare i miei ricordi. Continua a
sussurare a quest’uomo senza memoria che non ricorda nè il suo primo
bacio nè la sua prima volta, che ha perso i volti e riesce a non
rimpiangerli mentre l’acqua scorre su di lui. Continua a cadere mentre
ripenso alle serate sprecate, a quelle in cui non mi sono ribellato
all’apatia. Cancella anche quelle.

Meno male che Sabato c’era
Paolo, alla fine mi ha fatto piacere rivederlo e farci quattro
chiacchere. Sono contento di aver chiarito con Claudio e di aver
parlato un pò con Stefania. Mi ha stupito come sia tanto più facile
trovare un pò di confidenza quando si è in pochi, seduti in macchina.
Questo gruppo un pò allargato ha cancellato tante cose e la cosa non mi
va tanto. C’è questo senso di paralisi, c’è sempre almeno un voto
contrario a bloccare ogni iniziativa e tante idee che non vengono
neanche proposte, tanto si sa come andrebbe (invero a volte interviene
il decisionismo di qualcuno ma in forme decisamente non positive). Uno
volta si poteva salire in macchina ed improvvisare, un paio di sguardi
per decidere se buttarsi o no dietro a qualche folle idea. Non avveniva
sempre (spesso ci si annoiava) ma c’era sempre LA POSSIBILITA’ che
avvenisse. Io oggi non vedo le possibilità che avvenga qualcosa: non
c’è un modo comune di divertirsi, non c’è il coraggio di improvvisare,
non c’è confidenza. Rinunciamo al dogma di passare le serate ad
annoiarsi tutti assieme, lasciamo che il gruppo si divida, che le
persone respirino e che se qualcuno ha voglia di vivere un’idea un pò
balzana lo possa fare, LO FACCIA! Libertà!!!! Respiro!!!!

Chissà che ne pensate dell’idea della lettera…